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mercoledì 10 agosto 2016

Triccheballacche


Questa campagna referendaria si va facendo interessante.
Il presidente pro-tempore del Consiglio dei ministri ce la racconta da par suo. 
Si apprende dalla sua viva voce che il padre della riforma che realizza il superamento del bicameralismo perfetto (si ricorda: tuttora vigente) è l'ex-presidente/emerito della Repubblica italiana: "... questo referendum non è il mio referendum, perché questa riforma ha un padre che si chiama Giorgio Napolitano" 
La riforma prende le mosse nel 2014  e a quel tempo e fino ad inizio 2015 il padre era anche colui che " rappresenta l'unità nazionale" (http://www.istitutobelotti.gov.it/terzosettore/imm/p087.jpg):





Estremamente interessante anche questa pia intenzione nei confronti di chi sta peggio:  "... il premier tira dritto e promette che i 500 mln risparmiati con la riforma andranno ai poveri".
Magnifica intenzione che le fa onore, davvero. Ma, giusto per sapere, si riferisce per caso a questi 500.000.000? 

In italia i poveri sono  4 milioni e 598 mila 









Referendum money!




martedì 9 agosto 2016

Con cintura e bretelle c'è anche la fregatura


Il 12 aprile 2016 la Camera ha approvato  in via definitiva il disegno di legge Boschi sulla riforma della Costituzione della Repubblica italiana: i deputati dell'opposizione non hanno partecipato al voto.
In pochi giorni una raccolta di firme tra i deputati della Camera   ha reso disponibile la possibilità di ottenere un referendum sulla legge di riforma Costituzionale appena approvata. Dato che (https://campionaridiparoleeumori.files.wordpress.com/2015/03/art-138.jpg):

il PD si mette di buona lena a raccogliere le 500.000 firme   valide per ottenere un referendum sul disegno di legge Boschi approvato il 12 aprile.

Machedavero?

Sì. Il tentativo è stato coronato da successo. E la Cassazione ieri 8 agosto ha dato il via libera

Il quesito referendario sarà così formulato:

"Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione’, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?"


Quindi ora si faranno due referendum? No, è sempre lo stesso.

Considerando che tanto il comitato del No quanto quello del Si ottengano 500.000 euro per questo referendum i risparmi che il governo attribuisce alla riforma costituzionale partono da 1.000.000 di euro di deficit.

E la riforma non è ancora operativa ...


sabato 2 luglio 2016

La riforma che ci riformerà (inabili ad agire la democrazia)


Ingrato destino della Costituzione della Repubblica Italiana del 1948. Innumerevoli cittadini non l'hanno conosciuta dopo molte ore di educazione civica passate a portare avanti il programma di storia in perenne debito di tempo. Ai più alti livelli in molti si sono dati da fare per ingessarla se non disfarla: certo neutralizzarla. La Corte costituzionale diventa operativa solo nel 1955. Il Consiglio superiore della magistratura dell'Italia liberata ha una legge nel 1958. «La legge del 1958 darà ragione alla Cassazione, rappresentata nel consiglio da due membri di diritto (il presidente della Corte e il procuratore generale) e da sei membri elettivi, con un numero di componenti quindi pari a quelli di tutti i giudici di merito (quattro di Tribunale e altrettanti di Corte d'Appello)» (“I corpi separati” di Giangiulio Ambrosini in “L'Italia contemporanea 1945-1975”). Fino all'insediamento della Consulta è la Corte di Cassazione che dichiara «soltanto programmatiche molte norme costituzionali per privarle di efficacia immediata, a far salve le norme del codice penale e di polizia, a mantenere in vita interpretazioni retrive della legislazione fascista, ad annullare le condanne dei maggiori responsabili del regime fascista o ad elargire ad essi generose riduzioni di pena» (ivi). Dopo il primo referendum del 1946 (scegliere tra Monarchia e Repubblica) si aspetterà fino al 1974 per realizzare il referendum sull'abrogazione della legge Fortuna-Baslini (divorzio). Le Regioni previste dal Titolo V Cost sono apparse come Regioni a statuto ordinario solo nel 1970, mentre quelle a statuto speciale erano state istituite immediatamente (il Friuli Venezia Giulia nel 1963). Ciò ha significato innumerevoli proroghe governative nella fissazione delle elezioni dei consigli regionali (nonostante la Disposizione transitoria e finale VIII Cost). In definitiva una Costituzione ingessata più che applicata.
Nel tempo sono state attuate modifiche e integrazioni marginali fino alla riforma del Titolo V che cambia profondamente l'ordinamento istituzionale della Repubblica.
Ma anche le ingessature hanno fatto il loro tempo. Grazie all'UnioneEuropea siamo passati alle azioni indirette sul dettato costituzionale del 1948. La modifica dell'art. 81 Cost rifluita anche nell'art. 97 Cost stravolge completamente la Costituzione (economica) del 1948.
Ma oramai il tempo stringe:«Dove i corpi (separati dello Stato: nde) possono, senza controlli istituzionali e democratici, collegarsi con centri di potere diversi da quelli racchiusi nelle maggioranza governative, ciò significa che la loro separazione è funzionale a quei centri di potere, i quali in tanto consentono il permanere di strutture democratiche, in quanto sono in grado di gestire realmente il potere, al di fuori di occasionali e precarie composizioni governative.» (ivi)
Intanto il governo vara una riforma costituzionale che modifica il Senato e il suo ruolo azzerando il bicameralismo perfetto della Costituzione del 1948. Inoltre il primo ministro vara una riforma elettorale che, anche questa, determina uno squilibrio tra potere esecutivo e potere legislativo, spostando l'asse della politica dal Parlamento al Governo, incurante di essere messo in parallelo a Mussolini. 
Perché? 
Si può forse trovare una risposta nei concetti più volte espressi dall'attuale ministro della giustizia Orlando. Secondo il ministro in carica è la struttura attuale dei partiti a rendere necessaria la riforma. I partiti hanno al loro interno spinte che li portano in direzioni non univoche. Ciò comporta una perdita di stabilità interna che si riflette sulla stabilità dei governi nella produzione e attuazione delle leggi. Secondo il ministro «Dobbiamo aprire il Pd a interi pezzi di società, ceti produttivi, intellettuali, che sono essenziali per una riscossa civica. Questo però implica far saltare un tappo che c'è nel nostro partito: il tappo di un correntismo esasperato.» Un esempio si è avuto in occasione dell'iter legislativo dell'italicum quando il primo ministro ha deciso di sostituire 10 deputati dalla Commissione affari costituzionali che “remavano contro”. 
E' arrivato il momento di mettere mano alla Costituzione del 1948 e cambiarla in tutte le altre parti vitali che non possono essere stravolte indirettamente.
Si sta vivendo una “crisi dello Stato”. Lelio Basso nel suo intervento al convegno “La riforma dello Stato” promosso dall' Istituto Gramsci nel 1968 definì con chiarezza un tipo particolare di “crisi dello Stato”. Se «si vuole accennare ai problemi più di fondo - a un processo di rafforzamento delle spinte autoritarie, allo svuotamento degli istituti rappresentativi e della democrazia in generale, alla tendenza a fare dello Stato italiano una cosa molto diversa da quella che avrebbe dovuto essere secondo il disegno dei costituenti -, allora l’espressione crisi dello Stato va precisata con molta chiarezza. Si tratta in questo senso non di una crisi momentanea dello Stato democratico che può essere superata, non della deviazione dal modello costituzionale a cui si può ritornare, ma della crisi di trapasso a un altro tipo di Stato, lo Stato oligarchico del neocapitalismo». 
Questa riforma ci farà inabili ad agire la democrazia, però potremo continuare a subirla.